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Paste Vergini

Le minne di vergine sono dei dolci siciliani abbastanza conosciuti; la forma tondeggiante che richiama la mammella femminile è di origine assai antica, legata probabilmente ad ancestrali riti propiziatori della fertilità. 

Sono dolci oggi riproposti in varie parti dell’isola.

A Catania tali delizie sono conosciute come “minne di Sant’Agata”, fanno riferimento alle mammelle che furono strappate alla santa durante i martiri a cui venne sottoposta, per obbligarla ad abiurare la sua fede. Vengono sapientemente descritte tra l’altro e con tanto di ricetta, ne “Il conto de le minne” di Giuseppina Torregrossa, in cui viene semplice immaginarle nella loro glassa bianca con sù, in cima, una ciliegina candita a mo’ di capezzolo.

Si ritiene che le minne di vergine ebbero origine a Sambuca di Sicilia, un paese in provincia di Agrigento, nel 1725, grazie ad un’invenzione di Suor Virginia Casale di Roccamena del Collegio di Maria, in occasione del matrimonio del marchese don Pietro Beccadelli con Donna Marianna Gravina, dolcetti nati quindi senza alcuna malizia, l’intento della suora era  infatti, quello di riproporre, attraverso un dolce, le sinuose colline dell’agro locale.

E collinare è anche l’agro alcamese dove questi dolcini risultano tradizionale tipicità e per lo più vengono chiamati “paste vergini”.

L’unico elemento, pertanto, che accomuna tali prelibatezze è l’origine conventuale: si tratta, infatti, di dolci pensati e realizzati, almeno inizialmente, dall’abilità delle monache, come daltronde l’intera tradizione pasticciera isolana prima della seconda metà dell’ottocento.

Ci racconta Pitrè che solo a Palermo, nel 1798, c’erano ben 38 conventi, 39 monasteri e 152 chiese ed erano sicuramente operativi almeno una ventina di laboratori di pasticceria conventuale. Alla preghiera ben presto si affiancò l’operosità e nei monasteri femminili si sviluppò l’arte della pasticceria siciliana, quella che per noi rappresenta la tradizione dolciaria.

Dolci di ogni tipo, dolci che scandivano il calendario liturgico e l’organizzazione sociale del tempo: ogni convento aveva un piatto identificativo e un ricettario segreto, che veniva gelosamente trasmesso da anziana a novizia, solo oralmente: le suore non scrivevano mai le ricette, ricordavano tutto a memoria, calibrando le dosi a occhio e lasciandosi guidare dall’intuito e dal sentimento. Proprio come le nostre nonne!

Ogni suora aveva un suo modo di rielaborare la ricetta tradizionale, che col passare dei tempi e delle mode, subiva inevitabilmente delle modifiche. Ecco perché lo stesso dolce, e nel nostro caso la minna di vergine, può avere ingredienti e proposizioni differenti. 

La minna alcamese, tra quelle siciliane, è la più semplice. 

Gli ingredienti sono tra i più economici e più facilmente reperibili.

Si tratta di una pasta a base di ricotta, contenente la crema biancomangiare, arricchita da chicchi di cioccolata e profumata da cannella in polvere. 

È un dolce povero di ingredienti, ma è ricco di ricordi. 

 

“E’ quello originario della tradizione” afferma il Signor Mulè. 

Nella sua semplicità offre quanto una mamma può offrire: latte. Non può non essere la  minna primigenia.”

Il signor Mulè è il titolare del bar pasticceria 900, uno dei più antichi sul corso di Alcamo, dove è possibile trovare un’ottima proposizione della pasta vergine.

Aperto nel 1937 dal Sig Calia, il bar dopo essere stato del signor Drago, è oggi di proprietà del Sig Mulè che vi lavora da ormai quasi sessant’anni. Ha iniziato, infatti, a fine elementari, nel 1959, come garzone porta caffè: lo dice mostrandoci orgoglioso una foto dell’epoca che lo ritrae, in bianco e nero, con una divisa d’altri tempi dietro lo stesso bancone. Il tempo pare non trascorrere quando si fa ciò che piace e il tempo pare averlo inghiottito all’interno della pasticceria che lui stesso ha consentito di ingrandirsi negli anni, occupando sempre più stanze all’interno di Palazzo Pastore.

Abbiamo chiesto e ottenuto di visitare il laboratorio, gestito da 10 persone.

Ad accoglierci Vincenzo e Antonio che con grande cortesia e gentilezza ci hanno mostrato ogni passaggio per la realizzazione della Minna di Vergine Alcamese.

Tutto inizia dalla ricotta, impastata con farina, uova, aroma di limone e vanillina.

Tutto inizia dalla ricotta. Lo stesso dolce inizia dalla ricotta: in Sicilia non si butta via niente e quello delle minne di vergine è un dolce nato per recuperare la ricotta prossima ad andare a male. Ovviamente oggi non è questo il caso e ovviamente, purtroppo, le dosi continuano ad essere “ad occhio”.Tutto dipende dalla ricotta, se è più o meno acquosa.

Non esistono forme ma tanta pazienza a manualità. 

Una manualità che consente di produrre minne di due formati, quella grande da 150 g circa e quella piccola da 80.

Il resto lo fa il forno, ben caldo, non meno di 330 gradi. Ecco il motivo per cui è davvero difficile replicare il dolce in casa.

Una cucina umile e spartana ma in grado di fare viaggiare la mente indietro nel tempo, rivivendo le cose belle che non si dimenticano mai.