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HomeralloweblogVi presentiamo l’alqasar

Vi presentiamo l’alqasar

La coltivazione della vite con i suoi filari più o meno alti, ad Alcamo, disegna una trama geometrica discreta ed estremamente piacevole, coniugando, in maniera integrata, segni naturali e umani, sottolineando e valorizzando il dolce paesaggio collinare.

In qualunque periodo dell’anno il visitatore rimane affascinato dal percorso delineato dalle colline, dalle molteplici scale cromatiche dei verdi delle viti e degli ulivi, dei gialli e dei rossi più o meno intensi dei grappoli d’uva durante il periodo della vendemmia.

Lo Zibibbo è un vitigno di origini africane introdotto in Sicilia, ed in particolare a Pantelleria, dagli Arabi da Capo Zebib, penisola africana posta proprio di fronte all’isola e dalla quale il vitigno prende il nome. 

Altri sostengono che la parola Zibibbo derivi da Zabib che significa “uvetta-uva passa”; un vitigno affascinante nei suoi profumi ed eclettico nei suoi prodotti, noto anche come Moscato d’Alessandria.

Vitigno aromatico, il nostro Zibibbo viene coltivato a Pattipiccolo, ad Alcamo, per quasi due ettari, ed è in grado di produrre un vino profumato dal sapore immediatamente identificabile che richiama alla mente i colori e le atmosfere del Mediterraneo. 

L’uva zibibbo matura tardivamente e presenta grappoli voluminosi, con acini grossi, polpa croccante dal bel colore verde giallo. Il colore giallo, dorato, brillante, acceso, forte lo si ritrova non solo in vite ma anche nel bicchiere. 

Il profumo è gradevole fruttato con note di mandorla albicocca e zagara. 

Il percorso delle dolci colline esposte al caldo sole del mediterraneo, dagli ampi spazi pieni di luce, risulta estremamente suggestivo ed affascinante per questo motivo lo abbiamo voluto riproporre, stilizzato, in un verde acceso, nella nostra etichetta dal nome arabeggiante Alqasar, (il cassaro = fortezza, castello ma anche nucleo, strada principale) come di matrice araba anche la costruzione a cupola, ulteriore elemento grafico presente in etichetta. 

Devoto al quasar l’arabo frutto raccolto, inebria le verdi colline che da secoli scruta.